Il confine sottile. Culture giovanili, legalità, educazione

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Il confine sottile. Culture giovanili, legalità, educazione

Il confine non come sinonimo di chiusura, ma come idea di movimento in uno spazio delimitato, è stato al centro del convegno “Il confine sottile. Culture giovanili, legalità, educazione”, promosso dal Centro studi per l’educazione alla legalità, diretto da Luciano Caimi.

Il terreno del dibattito è stato preparato da Luigi Pati il quale ha precisato che “la linea di confine mentre separa, collega, e facilita lo scambio e la comunicazione tra le persone”.

La normalità è stata la costante che ha legato i temi esposti; “Ma che cos’è la normalità? - si chiede Luigi Pati – sicuramente non è qualcosa di statico, ma è una realtà dinamica e bisogna riconsiderarla alla luce della soglia di tollerabilità di un certo sistema sociale”.

Nella nostra società il consumo di sostanze stupefacenti da parte dei ragazzi è considerato come una devianza normale; i giovani che ne fanno uso sono perfettamente inseriti nel tessuto sociale e fanno le stesse esperienze quotidiane dei non consumatori.
Il sociologo Massimo Conte ha esposto una visione molto realistica del problema e ha sottolineato che “bisogna capire quale sia il senso del consumo di sostanze nella nostra società per poter porre dei limiti. Generalmente il consumo è a tempo, cioè limitato in una stagione della vita in cui i ragazzi fanno uso di sostanze stupefacenti, quasi fossero una prova di transizione, tuttavia c’è da chiedersi se questo periodo di prova sia realmente necessario”.

Tra i luoghi in cui i confini sembrano ormai sfumati c’è anche lo sport, da sempre associato al divertimento, ma accanto al quale si è ora sviluppato un tifo estremo.
Il territorio e i colori della squadra – spiega la poetessa Elisa Davoglio - diventano rappresentativi di un forte senso di valori”.
Quelli che vanno “oltre il confine” non sono persone rappresentanti di un disagio sociale, ma sono perfettamente integrate nella società e spesso il limite può essere oltrepassato anche in esperienze quotidiane, come nel rapporto con la musica e le tecnologie.

Dall’intervento dell’amministratore delegato della Warner Music Italy, Raffaele Razzini, è emerso che la musica ha assunto un ruolo sempre più importante nella nostra società e si presenta come qualcosa che caratterizza, porta messaggi e dà forti stimoli.

Il problema – ha chiarito Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di Ricerca sull’educazione ai media (CREMT) – non è se il consumo di musica e di media sia lecito, ma è il rapporto che i giovani instaurano con questi”.
Molte volte c’è scarsa consapevolezza di quello che si pubblica, “oltrepassare il confine – spiega Rivoltella – è reso ancora più semplice dalla portabilità della tecnologia, che ormai è entrata nella nostra vita ed è difficile da controllare: ciò che serve è una mediazione.


Riprese e montaggio: Edoardo Ferrero
Interviste: Giulia Cestaro

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